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CHIESA RUPESTRE DI SANT’ANTUONO
La chiesa conserva un ciclo di affreschi d’inestimabile valore. Datate tra la terza e quarta decade del secolo XIV, le decorazioni riguardano l’intera vita di Cristo e della Vergine e coprono le pareti di una grotta (una navata e due bracci laterali) cui si accede attraverso l’edificato per mezzo di due archi. Opera di un autore colto che non disdegna soluzioni di gusto popolareggiante, che conosce la tradizione bizantina e le coeve correnti pittoriche, gli affreschi di Sant’Antuono possono figurare accanto a quelli delle cripte di Melfi e di Matera. Probabilmente l’artista era in rapporto con l’ambiente napoletano.
La narrazione visiva degli affreschi è unica nel panorama delle chiese rupestri in Basilicata. Il gruppo pittorico si compone di diciotto scene tratte dalla vita di Cristo che fanno riferimento non solo ai Vangeli canonici, ma anche a testi apocrifi. Il cunicolo sinistro accoglie sei scene: la nascita di Gesù e la dormitio della Vergine, che salendo fa scivolare la cintura nelle mani dell’apostolo Tommaso; la fuga in Egitto; la strage degli Innocenti; la presentazione di Gesù Bambino al tempio; il battesimo di Gesù nel fiume Giordano; l’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme. Dieci scene trovano il loro spazio narrativo nella navata centrale: l’ultima cena con la rievocazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci; il bacio di Giuda e la cattura di Gesù; la condanna alla crocifissione; la flagellazione; la crocifissione; il ladrone Disma; il ladrone Gesta. Infine, la deposizione di Gesù dalla croce; Gesù adagiato nel sepolcro di Giuseppe d’Arimatea; le pie donne incontrano l’Angelo presso il sepolcro vuoto. Sono visibili tracce di una undicesima scena, che purtroppo è stata cancellata dal tempo. Il vano destro è decorato da altre due scene: un affresco raffigurante la Vergine in trono con Cristo Bambino e un secondo dipinto che vede protagonista l’Angelo.
Molte scene risultano danneggiate dal tempo, altre sono completamente scomparse a causa dello stato di abbandono della chiesa per un periodo non breve. Fino a non moltissimi anni fa, la cripta era utilizzata dai pastori per rinchiudervi i maiali precedentemente portati al pascolo. Gli affreschi hanno quindi decorato per molto tempo un ambiente utilizzato come stalla. Intorno agli anni Settanta furono realizzati dei lavori che permisero una maggiore fruibilità degli affreschi e la scoperta di alcune ossa attribuite ai monaci che lì avevano abitato. Nel 1992 è stato realizzato un intervento di restauro.
La Chiesa rupestre sorge a circa 4 chilometri dal paese e s’ipotizza che servisse da refettorio e da dormitorio. Accanto c’è un locale che, scavato in profondità a ridosso della collina, costituiva la dimora quotidiana dei monaci, forse il punto di riferimento per la loro vita cenobitica.
Di recente il monumento è stato messo in relazione con il proliferare nel corso del ’300 degli insediamenti legati alla figura di Sant’Antonio di Vienne. La diffusione dell’ordine degli Antoniani è da ricollegare al cosiddetto “fuoco sacro”, epidemia molto diffusa nel Medioevo. Per la cura di tale malattia, i monaci incrementarono la fondazione di ospedali in diverse località. L’insediamento di Oppido Lucano dovette avere, tra l’altro, questa funzione.
