NATURA
A questo punto, non rimane che fermarsi a contemplare la natura. Si spalanca Oppido a cieli blu cobalto, a campi sterminati, forse a ritagli di Mare Adriatico che alcuni giurano di vedere dalla cima del Montrone, nei giorni di grazia.
Boschi di querce sui poggi che la coronano, dove crescono famiglie di funghi e si può incontrare il cinghiale e il lupo. Uliveti, vigneti, mandorleti sui clivi che scendono a valle. Ma davanti e fino all’orizzonte nulla è di ostacolo. La piana un tempo popolata d’alberi secolari è oggi pelago, distesa di grano, colore che muta. D’estate s’accende di rosso per i fuochi delle stoppie e brilla ogni notte. Poi con l’autunno si fa verde. Il quale diviene sempre più intenso lungo l’inverno e prende a ondeggiare a primavera, quando le calandre trillano nel vento, qua e là spuntano macchie di porpora e zafferano, i papaveri, la senape. Ma all’improvviso è tutta oro.
Infine, tornano i fuochi, il cerchio si chiude e ogni cosa ricomincia. Allora solo una striscia di verde sopravvive in mezzo alla cenere e alla terra bruciata. Sono i pioppi, le canne, le tamerici del Bradano adagiato come un serpente a riposo sotto le rupi e i calanchi. Qui trova riparo la selvaggina di pelo e di penna.
Dal Belvedere lo spettacolo è sempre magnifico. I contrasti sono taglienti. E l’aroma dei pini che coprono il versante sud del monte dà all’aria un tocco di perfezione.
