La ProLoco di Oppido Lucano esprime profonda gratitudine ad Antonio De Rosa, che ha reso disponibile il testo della Guida di Oppido Lucano da lui realizzata e pubblicata nel 2001 per e con il Comune di Oppido Lucano. Questa guida online si presenta come un ampliamento di quella pubblicazione. Si ringrazia l’APT Basilicata per aver contributo ai costi di realizzazione di questo portale. Si ringraziano Dario Basilio, Donatello Cimadomo, Tino Funicelli, Donato Manniello e Nuccio Marone per il materiale fotografico.

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NATURA

A questo punto, non rimane che fermarsi a contemplare la natura. Si spalanca Oppido a cieli blu cobalto, a campi sterminati, forse a ritagli di Mare Adriatico che alcuni giurano di vedere dalla cima del Montrone, nei giorni di grazia.

Boschi di querce sui poggi che la coronano, dove crescono famiglie di funghi e si può incontrare il cinghiale e il lupo. Uliveti, vigneti, mandorleti sui clivi che scendono a valle. Ma davanti e fino all’orizzonte nulla è di ostacolo. La piana un tempo popolata d’alberi secolari è oggi pelago, distesa di grano, colore che muta. D’estate s’accende di rosso per i fuochi delle stoppie e brilla ogni notte. Poi con l’autunno si fa verde. Il quale diviene sempre più intenso lungo l’inverno e prende a ondeggiare a primavera, quando le calandre trillano nel vento, qua e là spuntano macchie di porpora e zafferano, i papaveri, la senape. Ma all’improvviso è tutta oro.

Infine, tornano i fuochi, il cerchio si chiude e ogni cosa ricomincia. Allora solo una striscia di verde sopravvive in mezzo alla cenere e alla terra bruciata. Sono i pioppi, le canne, le tamerici del Bradano adagiato come un serpente a riposo sotto le rupi e i calanchi. Qui trova riparo la selvaggina di pelo e di penna.

Dal Belvedere lo spettacolo è sempre magnifico. I contrasti sono taglienti. E l’aroma dei pini che coprono il versante sud del monte dà all’aria un tocco di perfezione.