Giovanni Obadiah (XII sec.), cittadino illustre di Oppido, nella sua Cronaca riporta:
Ed ecco i nomi delle città che sono intorno ad Opide (…) Ad ovest: la città di Roma e la città di Salernum e la città di Potens e il paese di P(et)ragali e il paese di Ans. A Oriente: la città di Bari e la città di Monteplus e il paese di Censan e il paese di Ban… A nord: la città di Agerans e il fiume di nome Bradanu fra Opide e Agerans. E a sud: la città di Tolv e la zona dei (rivol)i del Varco, e Opide in mezzo a loro.
Studi archeologici, tuttavia, ci guidano verso un passato più remoto. Il luogo era già abitato nel Neolitico. In età preromana acquistò vitalità, a giudicare dai reperti datati alla fine dell’VIII secolo a.C., venuti alla luce sulla sommità dell’altura di Oppido. Qui si sviluppò un insediamento osco-lucano che alcuni hanno voluto identificare con l’Opinum citato nell’Itinerarium Antonini (III- IV sec. d.C.), identificato come un nodo viario di una certa rilevanza. Oggetti d’ambra e d’avorio, di bronzo, argento e oro, monete e ceramica pregiata, tutto questo testimonia vita e morte di un abitato, e di una vasta necropoli che la ricerca archeologica ha via via fatto conoscere. D’altronde, non è un caso se proprio a Oppido venne scoperta la celebre Tabula Bantina, documento tra i più significativi in lingua osca in caratteri latini (la Tabula è conservata presso il Museo Archeologico di Napoli; alcuni frammenti si trovano presso il Museo Archeologico di Venosa).
