La ProLoco di Oppido Lucano esprime profonda gratitudine ad Antonio De Rosa, che ha reso disponibile il testo della Guida di Oppido Lucano da lui realizzata e pubblicata nel 2001 per e con il Comune di Oppido Lucano. Questa guida online si presenta come un ampliamento di quella pubblicazione. Si ringrazia l’APT Basilicata per aver contributo ai costi di realizzazione di questo portale. Si ringraziano Dario Basilio, Donatello Cimadomo, Tino Funicelli, Donato Manniello e Nuccio Marone per il materiale fotografico.

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UN BREVE VIAGGIO NEL PASSATO

Giovanni Obadiah (XII sec.), cittadino illustre di Oppido, nella sua Cronaca riporta:

 

Ed ecco i nomi delle città che sono intorno ad Opide (…) Ad ovest: la città di Roma e la città di Salernum e la città di Potens e il paese di P(et)ragali e il paese di Ans. A Oriente: la città di Bari e la città di Monteplus e il paese di Censan e il paese di Ban… A nord: la città di Agerans e il fiume di nome Bradanu fra Opide e Agerans. E a sud: la città di Tolv e la zona dei (rivol)i del Varco, e Opide in mezzo a loro.

Studi archeologici, tuttavia, ci guidano verso un passato più remoto. Il luogo era già abitato nel Neolitico. In età preromana acquistò vitalità, a giudicare dai reperti datati alla fine dell’VIII secolo a.C., venuti alla luce sulla sommità dell’altura di Oppido. Qui si sviluppò un insediamento osco-lucano che alcuni hanno voluto identificare con l’Opinum citato nell’Itinerarium Antonini (III- IV sec. d.C.), identificato come un nodo viario di una certa rilevanza. Oggetti d’ambra e d’avorio, di bronzo, argento e oro, monete e ceramica pregiata, tutto questo testimonia vita e morte di un abitato, e di una vasta necropoli che la ricerca archeologica ha via via fatto conoscere. D’altronde, non è un caso se proprio a Oppido venne scoperta la celebre Tabula Bantina, documento tra i più significativi in lingua osca in caratteri latini (la Tabula è conservata presso il Museo Archeologico di Napoli; alcuni frammenti si trovano presso il Museo Archeologico di Venosa).